I chiaroscuri della lettera a Bersani
Visualizzazioni: 290Postato da Gianni il 28 febbraio, alle ore 21 : 46 PM Stampa

Leggo la lettera indirizzata a Bersani da un nutrito numero di componenti la Direzione Regionale del mio Partito. Tra loro alcuni che considero importanti compagni di strada a livello locale, cui mi lega una sincera amicizia.
Condivido molti dei rilievi richiamati in relazione alle norme statutarie proposte ed invero non ancora approvate dall’Assemblea Regionale. Certo quelle sulla assoluta contrarietà al premio di maggioranza per chi vince il congresso e quella sul limite dei due mandati, per citarne solo alcuni.
Rilevo anche che il caso Nuoro viene assunto a paradigma. E sinceramente mi pare un’esagerazione, quasi che la “opportunità/necessità” della ricandidatura di Deriu in quella Provincia condizioni tutto lo Statuto del Partito, le cui regole sarebbero funzionali solo alla sua riconferma (quale candidato): una sorta di norme “ad provinciam”, così è stato scritto.
Invero lo Statuto Regionale ancora non c’è, dopo due anni e mezzo. L’impegno ad approvarlo ai primi di Febbraio è stato disatteso, forse per un mal calcolato gioco delle parti e forse perché l’orizzonte di molti – da una parte e dall’altra – non supera la prospettiva del proprio terrazzino. Ma in assenza di queste norme è bene e nell’interesse di tutti che le primarie si tengano ove richieste, secondo quanto disposto dallo Statuto del Pd. Ed in una provincia come quella di Nuoro, dove iscritti ed elettori non più tardi di quattro mesi fa si sono espressi in modo netto ed inequivocabile per una mozione congressuale, non farlo a fronte di una legittima richiesta sarebbe ingiustificato ed una manifestazione di incomprensibile debolezza politica.
Le regole ovunque tutelano tutti, ma ce lo ripetiamo a qualsiasi livello, e non può non valere anche per noi, sono come l’aria per chi temporaneamente si ritrova in posizioni minoritarie. E non rispettarle a lunga diventerebbe fatale.
Peraltro chi ritiene che l’Amministrazione uscente e la coalizione del centrosinistra abbia ben operato da ri-meritare la fiducia degli elettori avrà gioco facile nella campagna elettorale, ove confortato dalle primarie. Chi propone invece altre soluzioni avrà un compito assai più impegnativo: spiegare il senso di una diversa proposta ed i limiti dell’azione amministrativa appena conclusa ed al tempo stesso sostenerla, ove alle primarie la propria opzione non avesse la meglio.
Se poi tutto ciò vuol dire mettere a repentaglio un consenso maturato con l’esercizio della funzione di governo del territorio, diciamocelo francamente : è nella responsabilità della classe dirigente , in questo caso di quella Provincia, e la capitalizzazione del patrimonio eventualmente accumulato dipenderà da come vivrà il confronto interno e da come saprà riconoscersi nelle decisioni democraticamente assunte.
Personalmente io condivido la norma contestata da Barracciu e più , “…. In caso di primo mandato di Sindaco, Presidente della Provincia, Presidente della Regione, la ricandidatura alle elezioni da parte del Partito Democratico della Sardegna è confermata dall’assemblea del corrispondente livello territoriale con la maggioranza degli aventi diritto”, col correttivo che la ricandidatura debba essere confermata da una maggioranza qualificata e non semplicemente da quella assoluta: due terzi?
In tal senso ho presentato anche un emendamento.
Non credo si tratti infatti di una norma ad provinciam . E’ ragionevole. Non ostacola il rinnovamento (si applica al solo primo mandato), salva l’istituto delle Primarie, ottimizza i risultati eventualmente ottenuti col buon governo, misura in ultima analisi la capacità di un gruppo dirigente di connettersi con gli elettori del proprio territorio. Era peraltro un ragionamento che si faceva quindici mesi fa anche da parte di chi oggi si straccia le vesti. Se si sbaglia, se poi gli elettori ( quelli dei comizi elettorali, che decidono chi governa e chi va all’opposizione) ci “mandano a casa”, sarà necessario mettersi in discussione. Dopo, senza recriminare. A qualunque livello.
Ma questa norma ancora non c’è: purtroppo. Non c’è ancora e non può certo essere introdotta tra quindici giorni senza alimentare qualche retro-pensiero.
Il mondo non è assolutamente in bianco e nero. E la politica non si fa certo con gli ultimatum, con le minacce di altri candidati e di nuove liste. Con l’oscuro avvertimento: sia ben chiaro che continuando così le cose non possono considerarsi fuori dal Pd!. Una sorta di protezione della diaspora che è cosa ben diversa dal legittimo dissenso. Con un linguaggio che spero solo inavvertitamente non riesce a nascondere il sentimento che il proprio compagno di strada è un avversario cui sbarrare la strada al punto di preferire la vittoria del proprio concorrente politico.
Né sarà mai peraltro Rosarossa online a dettare l’agenda del Pd. Voglio sperarlo. E credo sarebbe opportuno evitare atteggiamenti aventiniani che lasciano campo aperto a chi in qualche modo non riesce ad immaginare un confronto interno che non sia un’ ennesima battaglia senza esclusione di colpi.
Penso che il Segretario Regionale che ho votato e che sostengo saprà farsi interprete di una logica inclusiva che metta al bando radicalismi che diventano sempre più fastidiosi da qualunque parte provengono, e che non incontrano certo il favore dei tanti democratici che in questi due mesi, dopo uno sforzo straordinario di cui bisogna dare atto a Silvio Lai, si stanno letteralmente facendo il mazzo per radicare il Partito nel territorio.
Nella mia provincia ho visto che è possibile superare gli schemi congressuali. Che nessuno ragiona più in nome di Area Bersani o Area Democratica. Che chi ci prova rischia di auto-emarginarsi. Che la maggior parte dei nostri iscritti ed elettori hanno rimosso questa differenza. Che certe sigle sanno già di retrò.. Ultimo appiglio per qualcuno per sentirsi condizionante.
La stragrande maggioranza si riconosce in Bersani , in Silvio Lai, anche se magari non li ha votati; è orgogliosa dell’ esperienza maturata negli ultimi cinque anni di governo della Regione, pur sapendo che è una storia irripetibile per come è stata vissuta e per i suoi protagonisti.
Che non va accantonata e neppure riproposta sic et simpliciter. Che é’ un punto di partenza per ricominciare, per costruire un progetto del tutto nuovo per la Sardegna.
Probabilmente dovremo liberarci da una sorta di nostalgia pericolosa. Non dobbiamo essere quelli che al presente sanno contrapporre nervosamente solo un passato recente del quale andiamo giustamente fieri, ma che il corpo elettorale un anno fa ha giudicato con un risultato netto.
E forse nel marcare la nostra differenza da chi oggi sgoverna la Regione, oltre a ribadire con fermezza cosa non ci va, abbiamo il dovere di dire anche cosa proponiamo per il futuro, senza attardarci solamente su ciò che siamo stati.
La storia cammina e non c’è tempo per i rimpianti. Siamo tutti chiamati a rimboccarci le maniche per far comprendere ai sardi di meritare di nuovo la responsabilità del governo della nostra Isola.
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Adriano Sitzia, 6 meses fa
Gianni, sottoscrivo queste tue osservazioni. Credo che però il problema anche del PD sia assai meno “politico” e molto più “umano” – non mi viene in mente nessun altro termine -: individualismo, egoismo e ricerca a tutti i costi (e livelli ed età) di un “posticino al sole”. Se continuiamo a pensare e, peggio, a far sì che fare politica appaia e, poi, sia un “a[rra]ffare”, non solo non vedremo mai vere regole condivise ma nemmeno la crescita di buoni politici, con tutte le logiche e gravi conseguenze.
Lo statuto? Nacque già male. Ma la cosa peggiore è che non viene discusso dal partito ma, come al solito, dai suoi “lords”, a loro uso e consumo. E nella “tragica” INDIFFERENZA GENERALE (vedasi ultima direzione provinciale)! Di regole serie non gliene f… niente a nessuno!
Il proprio compagno di strada è un avversario cui sbarrare la strada? Sempre!