Ha vinto un sistema di potere
Visualizzazioni: 115Postato da Gianni il 24 luglio, alle ore 16 : 49 PM Stampa
di Walter Veltroni.
Un anno fa, la sconfitta in Sardegna fu una delle ragioni che mi spinsero a rassegnare le dimissioni da segretario del Pd. Mai si era visto un presidente del Consiglio scendere in campo per un’elezione regionale nel modo frenetico in cui lo fece Berlusconi. Aveva vinto le politiche, erano i giorni drammatici della crisi finanziaria mondiale e del caso Englaro, eppure Berlusconi sembrava dominato dall’ossessione di far vincere Cappellacci. Non credo che nella storia d’Italia si ricordi un premier impegnarsi tanto per il voto in una singola regione. I cittadini sardi ricorderanno bene il clima di quei giorni, il bombardamento mediatico, le accuse e gli insulti personali a Renato Soru, la situazione paradossale di un candidato alla presidenza della regione, Ugo Cappellacci, presentatosi con una lista che sul simbolo portava scritto Berlusconi presidente. Gli analisti si interrogarono, non senza punte di comprensibile smarrimento, per spiegare il perché di un simile investimento politico. Giunti a oggi, le inchieste delle ultime settimane e le rivelazioni degli ultimi giorni danno loro una risposta e smentiscono molte di quelle analisi.
Obiettivo di Berlusconi non era soltanto una sconfitta del Pd a poco più di un anno dalla sua nascita e dopo i postivi segni di ripresa succeduti alla manifestazione del Circo Massimo. L’obiettivo era molto più spicciolo e ambizioso al tempo stesso: non far vincere un candidato, ma un sistema di potere. Troppo spesso in Italia dietro alle ragioni dichiarate della politica si nascondono grumi di interessi. E quella sarda, purtroppo, è diventata un’altra delle vicende esemplari che illustrano le trame che tengono in ostaggio la democrazia e l’eclissi della legalità in cui versa il nostro Paese. I presupposti del connubio tra affari, politica e illiceità, d’altronde, c’erano tutti. Elezioni anticipate a causa di un provvedimento che doveva essere patrimonio condiviso: la difesa del paesaggio e delle coste sarde, la risorsa principale della regione e uno dei beni naturali più incredibili del Mediterraneo. L’addensarsi di gruppi immobiliari attorno alla campagna elettorale. Una candidatura molto vicina alla famiglia e agli interessi personali del presidente del Consiglio. Da allora, numerosi sono stati i tentativi, più o meno riusciti, di utilizzare con profitto la posizione di vantaggio acquisita. Dapprima con il G8 della Maddalena, poi con le ripetute manovre per allentare i vincoli paesaggistici, infine con la lobby dell’eolico, di cui i carabinieri hanno spiegato con chiarezza il funzionamento.
Se c’è una persona che esce politicamente risarcita da tutta questa vicenda è Renato Soru, impegnato fino in fondo per la difesa della regione nell’interesse di tutti i cittadini sardi. La sua battaglia per proteggere il territorio, la sua politica per la tutela e la sostenibilità ambientale, gli investimenti a favore dell’istruzione, la riqualificazione delle aree militari, tutte riforme dallo spessore internazionale, sono punti fermi da cui ripartire.
Sono più chiare, credo, anche le ragioni di tutti coloro che Soru lo sostennero con convinzione, nel pieno delle ragioni ideali e politiche che non da molto avevano portato alla nascita del Pd. Le ragioni di una forza di governo che, coltivando l’ambizione di essere risorsa credibile e affidabile per il Paese, non poteva e non può permettersi di cedere a scorciatoie. E che, di fronte al degrado dilagante della vita pubblica sentiva, come oggi deve sentire, il dovere di mantenere alto e chiaro il proprio profilo e la propria proposta, senza prestarsi a compromessi tali da minare la credibilità stessa della politica. Proprio per aver saputo fare un passo indietro ieri, oggi è possibile e giusto chiedere con forza, come ha fatto il Pd, le dimissioni di un presidente che, come ha ammesso lui stesso ai magistrati, si è limitato a mettere la firma su decisioni altrui, ignorando le ragioni e il futuro del popolo che lo ha eletto.
dalla Nuova del 24.7.2010
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Umberto Perra, 1 mese fa
SAREBBE, COME DIRE, CHE I NODI SONO ARRIVATI AL PETTINE. MA LA COSA CHE NON RIESCO ANCORA A SPIEGARMI E’ COME MAI LA GUERRA A SORU SIA INIZIATA DA DENTRO IL CENTRO SINISTRA CHE LO DOVEVA SOSTENERE. PROVATE A CHIEDERE QUALCOSA A CABRAS. SAREBBE QUASI POSSIBILE PENSARE CHE ALCUNI PEZZI DEL CENTRO SINISTRA FOSSERO IN COMBUTTA CON I SIGNORI DEGLI AFFARI.