Pilia – Le tre regole

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di Stefano Pilia*

Nel pensare i nostri incontri come un vero laboratorio finalizzato al confronto, ma anche a proposte concrete, abbiamo sentito la necessità di dover porre alcune regole che delineano, accanto ad un’etica della politica, una vera etica per la politica. Un laboratorio di autentico dialogo fra persone che, condividendo l’ideale cristiano, oltre a confrontarsi fra loro si rivolgono e lavorano con tutti coloro che hanno veramente a cuore il bene comune, anche a prescindere da una personale scelta di fede.

Le tre regole, alle quali chiediamo sincera adesione, nascono da alcune constatazioni.

L’esigenza di riprendere un dialogo di qualità fra eletti e fra eletti ed elettori, nasce dalla constatazione di un atteggiamento tanto scandaloso quanto, oramai, diffusissimo nel costume politico italiano; atteggiamento che non risparmia certo i cattolici presenti nelle diverse formazioni politiche: ci riferiamo alla pratica di reciproca “delegittimazione”, fra politici o elettori appartenenti a diversi schieramenti.

Come risposta a questa situazione, siamo convinti che il valore aggiunto di una “fraterna intelligenza” ci permetta di superare i pregiudizi, a volte mascherati da una fede ridotta ad ideologia, che non ci consentono di comprendere che l’altro (mio fratello) è diverso da me e con la mia stessa buona fede e buona volontà può operare una scelta partitica diversa dalla mia, ma non per questo, estranea alla costruzione del bene comune.

La prima regola etica – imprescindibile – per chi accetta di partecipare a questi incontri è che la scelta politica dell’altro gode delle stessa dignità della mia scelta politica.

Questa prima regola si fonda su un fatto incontestabile: nessun partito o schieramento può pensare di avere o assicurare la coerente e completa rappresentanza della dottrina sociale cristiana. Costringere l’annuncio del Vangelo sull’uomo entro le visioni inevitabilmente parziali dei partiti e degli schieramenti, oltre ad essere un’imprudente valutazione di razionalità politica, rischia di essere un vero e proprio atto di presunzione ideologica.

Da qui nasce l’esigenza dell’ascolto, seconda regola fondamentale dei nostri incontri.

Il nostro è un laboratorio nel quale vogliamo provare ad ascoltarci davvero: col cuore, con intelligenza fraterna, con autentico rispetto. Vogliamo partire dal principio che quello che l’altro dice è importante almeno tanto quanto quello che io avrei da dire o affermo. Questo principio dovrebbe preservarci dal pericolo di sovrapporci all’altro che parla, non lasciandolo finire o, addirittura, squalificandolo appena inizia a parlare.

Ed ecco la terza regola. Nel nostro laboratorio si affrontano problemi e non persone; infatti siamo convinti che, pur guardando i problemi da diversi punti di vista, ascoltandoci col dovuto rispetto, si possono trovare soluzioni comuni e condivise, almeno sui valori non negoziabili.

Infine, siamo persuasi che, quando una persona rimane fedele alla sua coscienza e porta avanti sinceramente e coerentemente le sue scelte politiche, non chiudendosi, ma mantenendo la porta del dialogo sempre aperta, non solo contribuisce davvero alla costruzione del bene comune, ma misteriosamente obbedisce anche ad un piano provvidenziale che non possiamo avere la presunzione di limitare ai nostri punti di vista – ineluttabilmente – parziali.

INTRODUZIONE AL PRIMO INCONTRO di “AGORA’ PER UNA POLITICA PARTECIPATA” – ETICA E POLITICA

(Oristano 31/10/08)

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