Due recenti pronunce del Consiglio di Stato meritano particolare attenzione da parte di RUP, avvocati amministrativisti, RPCT e professionisti della compliance pubblica.
L’accesso civico generalizzato non è un diritto senza limiti
Con la sentenza n. 3159/2026, Palazzo Spada ribadisce un principio destinato a incidere sulla gestione quotidiana delle istanze FOIA: l’accesso civico generalizzato trova la propria legittimazione nella funzione di controllo diffuso sull’azione amministrativa e non può essere utilizzato come strumento di indagine privata o di acquisizione indiscriminata di informazioni.
Il Consiglio di Stato chiarisce che l’amministrazione può legittimamente respingere richieste che, pur formalmente corrette, risultino prive di un effettivo collegamento con le finalità di trasparenza e accountability perseguite dal legislatore.
Non ogni interesse conoscitivo è meritevole di tutela attraverso il FOIA: quando l’istanza appare generica, esplorativa o orientata esclusivamente a finalità individuali, viene meno la giustificazione sistemica dell’accesso.
Articolo 36 del Codice dei contratti: la Plenaria dovrà sciogliere un nodo decisivo
Con l’ordinanza n. 4327/2026, la III Sezione del Consiglio di Stato ha rimesso all’Adunanza Plenaria questioni che incidono direttamente sul nuovo sistema di disclosure delle offerte e sul contenzioso in materia di accesso agli atti di gara.
La questione è particolarmente rilevante perché coinvolge il rito super-accelerato introdotto dall’articolo 36, che impone l’impugnazione delle decisioni sull’oscuramento delle offerte entro il termine di soli 10 giorni.
I dubbi interpretativi sono sostanzialmente due:
Il termine abbreviato continua ad applicarsi anche quando la stazione appaltante non ha adempiuto correttamente agli obblighi di pubblicazione e comunicazione previsti dal Codice?
La semplice ostensione di un’offerta oscurata, priva di una motivazione espressa sulle ragioni della secretazione, può essere considerata una decisione implicita idonea a far decorrere il termine decadenziale?
La risposta della Plenaria determinerà effetti concreti sulla tutela giurisdizionale degli operatori economici e sull’assetto complessivo del nuovo sistema di trasparenza negli appalti pubblici.
Il messaggio che emerge dalle due vicende è univoco: la trasparenza amministrativa resta un principio cardine dell’ordinamento, ma non può essere disgiunta dalla sua funzione. Né il FOIA può trasformarsi in uno strumento investigativo, né i meccanismi acceleratori del Codice dei contratti possono operare prescindendo dalle garanzie informative poste a tutela degli operatori economici.
Un equilibrio delicato che la giurisprudenza sta progressivamente definendo e che ogni amministrazione è chiamata a governare con sempre maggiore attenzione.
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